L'atleta 3.0.

La figura dell'atleta (ciclista ma non solo) si è negli ultimi anni modificata in maniera radicale. Inizio così la mia riflessione riguardo a quanto sia diventato ancor più complesso ed energeticamente dispendioso il lavoro dello sportivo.

  • 0
  • 0

 

Parto da una valutazione personale...

L'atleta di oggi è sottoposto a delle pressioni mediatiche che l'atleta di qualche decennio fa mai avrebbe potuto neppure immaginare.

La differenza tra Coppi e Sagan?

Esempio chiaramente provocatorio per enfatizzare il cambiamento di prospettive.

L'atleta di oggi non è più solo la macchina che deve performare al meglio ( e possibilmente vincere le gare) ma deve anche essere il personaggio che pubblicizza e si fa ambasciatore dei propri sponsor, che 'dona' parte della sua vita privata al web, che racconta in tempo reale i suoi allenamenti, le sue trasferte...

Ormai nei contratti con i partner sono inseriti il n di post e gli hashtag specifici da fare...vi assicuro, non è una storia.

Tutto ciò chiaramente va a condizionare la performance; capitemi bene, non sto dicendo che se sei presente mediaticamente non vincerai più le gare...dico però che questo aspetto è un carico importante che toglie a volte tempo al recupero, al riposo, alla massima concentrazione...e ciò potrebbe ripercuotersi sulla performance. 

Ci vuole tempo e testa per decidere che foto mettere sul post del buongiorno e con che didascalia , poi c'è il #motivationalmonday, il#wheeliewednesday, il #throwbackthursday e chi più ne ha, più ne metta...

E che dire poi del fatto che l'atleta adesso, nell'era della simultaneità e dell'accorciamento delle distanze spazio temporali ricevere immediatamente un feedback che può consistere in calore, incoraggiamento, consigli più o meno velati o cocenti critiche o cattiverie da tifosi, leoni da tastiera o assidui frequentatori del bar sport... perché l'arma a doppio taglio di tutto questo sistema molto ben architettato è inutile girarci attorno è proprio questa: la risposta del pubblico che, deresponsabilizzata da una più o meno sconosciuta identità si permette di scrivere senza filtri e a volte, purtroppo anche senza valori.

D'altra parte sicuramente l'aspetto positivo è che i tifosi possono sentirsi più vicini ai loro beniamini e pensare di conoscerli un po' meglio..

Qualche anno fa il massimo dell'impegno che un atleta doveva mettere in campo era un'intervista magari telefonica per qualche giornale del settore che sarebbe andata in stampa il mese seguente. Ora invece l'atleta spesso deve far sapere al web cosa sta facendo fino a pochi minuti prima della gara ed immediatamente dopo la gara per non essere 'out of pace', sia che sia andata bene, sia che sia andata male...

E tutto ciò che effetti può avere sulla mente dell'atleta?

Sfido anche il più equilibrato degli atleti a dire che non ne abbia nessun...

Sia in positivo che in negativo, intendiamoci bene!

Voi cosa ne pensate? Vi piace questo trend?

Beh inutile dirlo che il rischio di cadere in una farsa generalizzata sia altissimo...perché? Perché anche l'atleta può far vedere e mettere in rete solo le parti che più preferisce di sè e quindi essere l'eremita concentrato che prepara gli appuntamenti, quello che fa la bella vita, il compagno innamorato, il padre di famiglia, il 'Rocky Balboa' di turno ...insomma mettersi una maschera...

Cui prodest?

La risposta è: al business...è tutto marketing ed immagine...oggi i like e i follower sono denaro a tutti gli effetti. I grandi marchi hanno esperti che fanno analisi sul web e vanno a 'pescare' i migliori atleti influencer in base al target che vogliono colpire e li ingaggiano per pubblicizzare i loro prodotti.

Penso che questo trend sia difficilmente arrestabile, penso altresì che si possa cambiare l'approccio col quale si guarda a tutto ciò e cioè tenere sempre ben presente che è tutta una 'vanity fair' e che la realtà è qualcos'altro, a volte più e a volte meno distante da ciò che scorre sul web. Credo che solo tenendo questa distanza emotiva si possa mantenere la rotta.

La sensazione personale è che la vita dell'atleta sarà sempre più sotto i riflettori e sempre più, quindi, solo chi riuscirà a raggiungere un buon equilibrio tra tutte queste variabili ne uscirà vincitore...dopo tutto nello sport come nella vita solo chi si adatta all'ambiente in cui 'vive' nella maniera più efficace ed efficiente è in grado di 'sopravvivere'...lo diceva anche Darwin già molto molto tempo fa....fa parte dell'evoluzione della specie'.

LASCIA UN COMMENTO