• LIFESTYLE

    Il Fiandre di Alessandro Ballan

Alessandro Ballan

Il Giro delle Fiandre è una delle più belle classiche. L’ultimo italiano a vincerlo è stato proprio il nostro Alessandro Ballan nel 2007 ed è proprio lui a presentarcelo in questo bel racconto.

L’appuntamento con il Fiandre è per domenica 2 aprile. La partenza sarà quest’anno non più da Bruges ma da Anversa; l’arrivo invece sarà sempre a Oudenaarde dopo 260 chilometri, 18 muri e 5 tratti di pavé. A 95 chilometri dall’arrivo ci sarà il gradito ritorno nel percorso del celebre Muur di Geraardsbergen, dopo quattro anni di assenza. Il finale resta quello storico: 45 chilometri brutali con una sequenza micidiale di muri con Koppenberg, Steenbeekdries, Taaienberg, Kruisberg, Oude-Kwaremont e il secondo ed ultimo passaggio sul Paterberg a 13 chilometri dalla fine.

Parola di Alessandro Ballan:

Il Fiandre è una gara molto bella e forse, a mio parare, la più bella in assoluto tra le grandi classiche. Quando gli amatori mi chiedono consigli su quale classica provare, non ho dubbi; consiglio sempre questa. È la più bella perché gode di un percorso estremamente suggestivo, nel più bel Belgio fiammingo, dove il pavè la fa da padrone. Bellissimi i passaggi caratteristici di Paterberg, Koppenberg e Molenberg, alcuni dei celebri muri del percorso pavimentati in parte o in tutto a pavè.

Il giorno di gara lungo le strade c’è tutto il Belgio a fare il tifo ai corridori. In questo Paese il ciclismo è uno sport molto sentito. Più di 250 km scorrono infatti con la scorta di due ali di folla praticamente ininterrotte. Il bello della tifoseria belga è la grande partecipazione nell’incitare non solamente i primi atleti, ma anche e soprattutto i ciclisti nelle retrovie. Gli applausi non si risparmiano e anche gli atleti meno conosciuti sono assaliti nel pre gara da ragazzini in cerca di autografi e dediche.

Questa è una gara molto cambiata negli ultimi anni. Io l’ho vinta nel 2007 e ne ho un ricordo molto nitido. La spettacolarità di questo tracciato è enormemente aumentata dalla rapida sequenza dei muri negli ultimi cinquanta chilometri, che consentono al pubblico di spostarsi dall’uno all’altro con una certa facilità e seguire quindi le fasi più concitate della gara.

Si tratta di una prova durissima e di difficile interpretazione, anche per atleti esperti. Già i primi tre muri in sequenza fanno grande selezione, ma è veramente il Kwaremont a decidere le sorti di giornata e a tagliare le ultime gambe. Il Kwaremont diventa infatti la rampa di lancio per i più forti, per accedere realmente alla vittoria finale. Personalmente non amo i circa 7/8km di grande pianura che separano oggi il Paterberg dall’arrivo e che puntualmente piazzano un forte vento in faccia ai corridori che tentano di avvantaggiarsi in solitudine, con una fuga coraggiosa.

 

Il mio Fiandre

È stata la ‘mia corsa’; ho partecipato 7 o 8 volte portandomi a casa negli anni oltre alla vittoria del 2007 anche un terzo, un quarto, un quinto, un sesto posto e altri due piazzamenti nei primi 20 atleti. Si tratta di una gara che da corridore io sentivo molto e nella quale davo tutto me stesso per portare a casa il miglior risultato possibile di giornata.  

Il primo anno da professionista al Fiandre è stato per me un succedersi di fortissime emozioni; temevo terribilmente i muri ripidi e il pavè, ma allo stesso tempo mi sentivo sospinto da un tifo tanto forte e partecipato, da dare i brividi.

La svolta nel rapporto con questa classica per me è arrivata nel 2005. Quell’anno ho avuto l’ardire di provare una fuga a cinquanta chilometri dall’arrivo e sono stato ripreso dai migliori sotto all’ultimo strappo. Mi sono portato a casa un sesto posto che mi ha riempito d’orgoglio, non tanto per la top ten in sé, quanto piuttosto per i grandi nomi con i quali mi sono accompagnato fino alla fine. Quell’anno vinse Tom Boonen, che ebbe la meglio su Klier e Van Petegem.

Nel 2007 ero uno dei favoriti alla partenza perché avevo appena vinto la tre giorni di De Panne, ma la statistica diceva che pochissimi corridori in carriera erano riusciti in quella doppietta nel medesimo anno. Quell’anno ho vinto veramente da padrone di casa quasi; ho affiancato Boonen ai piedi del Grammont e ho dato uno strappo secco per scollinare da solo. A fine discesa ho aspettato Leif Hoste perché mancavano 12 km al traguardo e da solo avrei rischiato troppo di farmi riprendere. Così siamo arrivati a questa volata mozzafiato nella quale lui mi ha sorpreso con un cambio di ritmo molto agile; in quel momento avevo un rapporto troppo duro e ho preso subito quattro metri che sembravano a quel punto definitivi in ottica di vittoria. Ho continuato a crederci comunque, fino all’ultimo, nonostante la ragione dicesse altro. Ho dato il massimo, gli ho ripreso la ruota e gli ultimi 50 metri sono riuscito a saltarlo e a batterlo con un guizzo che ricordo ancora come fosse ieri. Ho ancora la percezione di quegli attimi di silenzio quasi pneumatico sul traguardo, durante i quali il pubblico non aveva realmente capito chi tra noi l’avesse spuntata. Quando ho alzato le braccia al cielo, improvvisamente è come ripartito l’audio di un film che dopo quel giorno ho rivissuto nei ricordi migliaia di volte. Mi sembra quasi di sentire ancora l’abbraccio dei miei compagni di squadra e di Fabio Baldato che mi ha stretto forte a sé piangendo come un ragazzino. È una gara che non dimenticherò mai e che invito tutti voi a provare almeno una volta nella vita’.

 

TUTTI I MURI del Fiandre

Eccoli tutti i muri del Fiandre con lunghezza, pendenza media, pendenza massima:

1. Vecchio Kwaremont: 2200 m; 4%; max 11,6%; (1500 m)

2. Kortekeer: 1000 m; 6,6%; max 17%

3. Eikenberg: 1200 m; 5,2%, max 10%; (1200 m)

4. Wolvenberg: 645 m; 7,9%; max 17,3%

5. Molenberg: 463 m; 7%; max 14,2%; (300 m)

6. Leberg: 950 m; 4,2%; max 13,8%

7. Berendries: 940 m; 7%; max 12,3%

8. Valkenberg: 540 m; 8,1%; max 12,8%

9. Kaperij: 1000 m; 5,5%; max 9%

10. Kanarieberg: 1000 m; 7,7%; max 14%

11. Vecchio Kwaremont: 2200 m; 4%; max 11,6%; (1500 m)

12. Paterberg: 360 m; 12,9%; max 20,3%; (360 m)

13. Koppenberg: 600 m; 11,6%; max 22%; (600 m)

14. Steenbeekdries: 700 m; 5,3%; max 6,7%

15. Taaienberg: 530 m; 6,6%; max 15,8%; (500 m)

16. Kruisberg: 2500 m; 5%; max 9%; (450)

17. Vecchio Kwaremont: 2200 m; 4%; max 11,6% (1500 m)

18. Paterberg: 360 m; 12,9%; max 20,3%; (360 m)

 

PAVE’

Ecco tutti i tratti di pavè e la loro lunghezza:

1. Huisepontweg: 1600 m

2. Ruiterstraat: 800 m

3. Kerkgate: 2650 m

4. Jagerij; 800 m

5. Padderstraat: 2300 m

6. Haaghoek; 2000 m

7. Mariaborrestraat: 2000 m

  • Eccola la grande volata di Alessandro nel 2007, commentata proprio dal nostro Davide Cassani.

Condividi con:

  • Ciclista su strada durante una tappa della vuelta espana

    Infortunio del ginocchio nel ciclismo

    La posizione in bicicletta del ciclista deve rispettare le caratteristiche anatomiche dell’atleta, pena gravi infortuni al ginocchio.

  • Ciclista impegnato durante una granfondo

    Proteggersi con l’assicurazione per ciclisti dalla frattura della clavicola

    Grazie alla sottoscrizione dell’assicurazione per il ciclismo di Bikevo Gianfranco ha ricevuto in pochi giorni il rimborso per il suo infortunio

  • cesta di frutta e verdura

    Di meno o di più? Uomini e donne!

    Nell’ultimo articolo vi ho lasciato col dubbio di come si potesse perdere la pancia (e non solo) mangiando di più. Dopo un mese di trepida attesa sono certa che meritate che vi sveli l’arcano.

  • Alessandro Ballan sui rulli da allenamento indoor durante le riprese dei video allenamenti Bikevo

    Indoor training

    Segui un buon piano di allenamenti, fuggi la noia e migliora la tua condizione in sella anche in inverno.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre informato sulle novità del mondo Bikevo, su come migliorare il tuo modo di andare in bici ed il tuo allenamento.

Ho letto e compreso ed accetto l'Informativa sulla Privacy