• FONDAMENTALI

    Il caso Aru: Seneca diceva 'Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo'

Elisabetta Borgia

L'infortunio che ha tenuto Aru lontano dal giro è una di quelle occasioni nelle quali la resilienza diventa lo strumento privilegiato per riuscire a tornare a galla dopo uno stop; sia esso per infortunio, ma non solo.

 

Prepari per un inverno ed una primavera intera l'appuntamento, quello con la A maiuscola, quello che sarà l'ago della bilancia di un'intera stagione e forse di un'intera carriera.

Lo prepari talmente meticolosamente e ce l'hai così tanto in testa che riesci a visualizzarlo in anticipo, tanto, da immaginarlo, tanto da 'viverlo' migliaia e migliaia di volte in allenamento, nei momenti di pausa, durante i massaggi prima di farlo realmente.

È così che l'obiettivo, il goal, ci entra dentro e ci guida ad agire nel modo migliore sino ad arrivare al giorno designato, al giorno cerchiato in rosso sull'agenda, sul calendario.

E questa cosa avviene per noi in ogni campo della nostra vita, dal lavoro alla scuola per poi arrivare allo sport.

Questo succede a tutti, dal giovanissimo, all'Under 23, dall'amatore al professionista.

Beh direte voi...e come in tutte le belle favole che le nostre mamme e nonne ci hanno raccontato c'è sempre il lieto fine: l'esame universitario perfetto, la promozione lavorativa, la vittoria....

Ahimè non sempre è così, ahimè a volte la nostra vita ci fa dei tiri mancini e ci mette di fronte a quei fantasmi che, durante tutta la nostra preparazione, stavano lì, nell'angolo più profondo di noi stessi, nell'anfratto in cui li avevamo cacciati sapendo però sempre che c'erano ed avendo ben chiaro che natura e consistenza avessero. Sì perché purtroppo noi umani non abbiamo l'opzione 'svuota cestino' come i pc. 

'E se mi blocco? E se non riesco a raggiungere il mio obiettivo? E se succede qualcosa? Se mi ammalo a pochi giorni? E se mi faccio male?' 

Quest'oggi voglio parlarvi di una persona che conosco ormai da anni ed in questo periodo non sta vivendo dal punto di vista professionale un periodo particolarmente positivo, il personaggio che tutti voi conoscete bene è Fabio Aru.

Con Fabio ci conosciamo da un sacco di anni. Ricordo ancora quando lo conobbi, era settembre 2005 durante il ritiro prestagionale di ciclocross a Fiuggi. Al tempo il ct della nazionale Scotti per dare nuova linfa vitale al movimento aveva convocato giovani da tutt'Italia e si era presentata così una piccola pattuglia di junior sardi. Erano tre: Aru, Saiu e Biddau. Ricordo che erano sempre insieme come fossero una cosa sola, uniti dall'orgoglio

Per le loro origini che li contraddistingueva in modo forte da noi della terra ferma. Ricordo ancora la simpatia per questi tre ragazzi molto diversi per il modo di vivere la bicicletta rispetto a noi 'piccoli professionisti in erba' in maniera più genuina, spontanea e piacevole e con la tipica parlata degli abitanti di quella meravigliosa regione. 

Col tempo le doti ed il talento del più alto e longilineo dei tre uscirono con tutta la loro dirompenza tanto da pensare ad un futuro professionale nella bici. Qualche mondiale di ciclocross, un passaggio in una delle squadre under 23 più forti del panorama italiano ed infine l'approdo al professionismo.

Di sacrifici Fabio ne ha sempre fatti molti, lasciando da giovane la sua isola, la sua famiglia, le sue radici per un sogno. Ragazzo che parlava poco ma con gli occhi ed il sorriso che dicevano molto più delle parole. Classe cristallina e volontà di ferro.

La sua battuta d'arresto a poco dal Giro d'Italia  a causa di una caduta in allenamento ed un conseguente problema al ginocchio è balzata in prima pagina di tutti i più grandi giornali sportivi. Ma dietro ad un titolo, ad una frase rubata cosa c'è?

C'è la delusione, la rabbia, il senso di impotenza e tutte quelle emozioni negative che possono sotterrarci o possono essere la leva per il cambiamento, per la crescita.

Se dovessero chiedermi qual'è la dote dal punto

Di vista mentale che caratterizza il Campione per antonomasia non avrei alcun dubbio nell'affermare: 'la resilienza'.

Ma che cos'è la resilienza?

Beh in psicologia la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. 

Il grande Pietro Trabucchi afferma che nello sport è la capacità dell’atleta di “risalire sulla barca rovesciata”.

“La capacità di resistere allo stress, di superare gli ostacoli e di rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi”.

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo «resalio». Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui. 

Non sei riuscito ad essere al Giro, non sei riuscito ad arrivare a dimostrare quanto

vali, sei deluso e amareggiato per aver, tuo malgrado, dovuto gettare la spugna prima ancora di aver combattuto. In un giro speciale, il centesimo, quello che partiva dalla tua Sardegna.

Siamo sicuri da Campione quale sei che saprai rifarti con gli interessi, che questa botta d'arresto sarà solo benzina ulteriore che terrá vivo il fuoco della tua voglia di rivincita, della tua voglia di dimostrare a te stesso e agli altri che non deve finire così e, ne sono certa, non finirà così!

Seneca diceva: 'Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo' ed anche io la penso così.

#findyourbalance

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