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    ALIMENTAZIONE

    Di meno o di più? Uomini e donne!

Tatiana Gaudimonte

Nell’ultimo articolo vi ho lasciato col dubbio di come si potesse perdere la pancia (e non solo) mangiando di più. Dopo un mese di trepida attesa sono certa che meritate che vi sveli l’arcano.

Care lettrici, benché questo articolo segua il filo dell’ultimo, dedicato in modo particolare ai maschietti, le prossime righe riguardano in pieno anche voi.

Provate ad immaginare questi due scenari.

Nel primo (caso A), percepite regolarmente un rispettabilissimo stipendio, abitate una casa di proprietà nuova o comunque ben mantenuta, senza alcuna necessità di riparazioni e avete pure un’auto che funziona a meraviglia e vi porta senza problemi dovunque vogliate.

Nel secondo (caso B), uno stipendio scarso o irregolare vi obbliga ad arrabattarvi ogni mese per far fronte alle irrinunciabili spese quotidiane, il soffitto di casa presenta macchie di umidità e ci sono crepe sui muri che prima o poi, lo sapete, dovrete riparare e la vostra auto rantola e singhiozza ad ogni accensione, per cui passa la maggior parte del suo tempo parcheggiata a prendere ruggine.

Bene, ora vi chiedo: in quale dei due scenari sareste più invogliati a spendere per migliorare il vostro tenore di vita (per esempio per iscrivere i vostri figli in una scuola prestigiosa o per fare un bel viaggio, o semplicemente per fare del meraviglioso e confortante shopping!)?

Scommetto che la maggior parte di voi ha puntato sul caso A. Molto probabilmente, se foste nella situazione B, cerchereste di ridurre al minimo le spese, eliminando tutto ciò che non ritenete essenziale alla sopravvivenza e chissà, magari chiedereste pure un prestito.

A questo punto, trasportiamo tutto questo i ambito fisiologico: il vostro ipotalamo (il centro di regolazione metabolica) è il signore dei casi descritti sopra, quello che mangiate è lo stipendio e il dispendio energetico quotidiano o, in altre parole, il metabolismo basale, sono le spese da affrontare.

Se voi, a fronte di entrate ridotte, riducete automaticamente le spese considerate superflue, al fine di salvaguardare la vostra stessa sopravvivenza, come potete pensare che il vostro ipotalamo faccia il contrario?

E infatti, a fronte di un ridotto apporto calorico, come per esempio durante una dieta di restrizione iniziata per tamponare i danni degli sgarri estivi, l’organismo reagisce proprio come fareste voi: si salvaguardia, ossia abbassa il metabolismo basale. In altre parole, spreca meno energia possibile, per evitare la morte per fame (mica lo sa, l’ipotalamo, che avete il frigo pieno!).

Questa reazione di pura prudenza, imparata in milioni di anni di evoluzione, porta a due risultati che, per chi vuole restare in forma in modo stabile, sono poco auspicabili.

Il primo, è che per risparmiare energia, verranno rallentati uno o più sistemi atti a svolgere le diverse funzioni metaboliche, come per esempio il sistema muscolo-scheletrico (perdita di muscolo e calo della performance sportiva), il sistema corticale (calo della resistenza allo stress e della prestazione lavorativa) o il sistema riproduttiva (calo di…ehm…altre prestazioni). Per non parlare del sistema immunitario che potrebbe iniziare a dare forfait.

Il secondo è che, se il corpo consuma meno energia rispetto a prima della dieta, sarà molto più facile, appena concluso il periodo di restrizione, andare “in esubero energetico” e quindi rimettere su grasso, pur mangiando in modo controllato. E ci si ritrova a dire: “Io non capisco: una volta mangiavo quello che volevo, adesso mi sembra di ingrassare anche solo con un grissino”, frase che ascolto fin troppo spesso durante le consulenza.

In conclusione, il primo segnale che dobbiamo dare al nostro corpo per invogliarlo a bruciare di più, è fornirgli uno stipendio regolare e consistente.

Sulla manutenzione della casa e dell’auto, ne parliamo nei prossimi capitoli.

Nel frattempo, saluti abbondantemente cordiali

Dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte
info@loveyourbody.ch

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