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    ALLENAMENTO

    Sei pronto ad accettare la sfida? Parte 1

Andrea Gabba

Parola di Andrea Gabba, CT della Nazionale Italiana di Triathlon: ‘Ti va di accettare la sfida? Prova il duathlon o il triathlon. Ti spiego com'è

Abbiamo chiesto ad Andrea Gabba quali vantaggi potrebbero derivare dalla diversificazione del training introducendo sport complementari nei piani di allenamento settimanale. Ne è persino emersa una sfida: perché non provare a preparare un duathlon o un triathlon per fine stagione?

Il vantaggio della diversificazione

Si sente sempre più spesso parlare di sport crossing o del vantaggio che può derivare anche per un ciclista nell’introdurre nel proprio training abituale sedute di allenamento in discipline diverse dal ciclismo. Il vantaggio della diversificazione del training è duplice: da un lato ci evita il sovraccarico funzionale su articolazioni e distretti muscolari ripetitivamente sollecitati dalla pratica di un’unica disciplina, dall’altro ci aiuta anche a livello psicologico dal fuggire la monotonia di un training sempre uguale a se stesso, individuando magari anche nuovi sfidanti obiettivi. In quest’ottica ci può aiutare l’inserire qualche seduta di corsa o di nuoto nei nostri piani sportivi, immaginando magari persino di metterci addosso un pettorale verso la fine stagione per provare a gareggiare in un duathlon o addirittura puntando ad un triathlon a settembre o ottobre.

Andrea ti è mai capitato di allenare ciclisti per il duathlon o il triathlon?

"Certamente e spesso ne abbiamo raccolto dei successi. Le affinate doti sui pedali di un ciclista, risultano il più delle volte un’arma vincente soprattutto nelle gare no draft della multi disciplina, ossia quelle gare nelle quali la scia non è ammessa e nelle quali la frazione bike riesce spesso a fare la differenza in ottica di classifica finale. Anche per gli amanti dell’off road la multi disciplina offre delle interessanti alternative, come gli X-terra, divertentissime competizioni di triathlon e duathlon giocate interamente su percorsi sterrati".

.Nuoto e corsa solo per chi ha obiettivi agonistici?

"Non necessariamente! Sia che l’obiettivo sia indossare un pettorale in un duathlon o in un più ambizioso triathlon, sia che non ci sia questa ambizione, nuoto e corsa sono due discipline che possono fare molto gioco ad un ciclista. Il nuoto può essere un’alternativa preferibile allo stop del lunedì post lungo domenicale ad esempio. Stare completamente fermi per un giorno intero non aiuta a recuperare le fatiche del lungo, questo ormai è appurato. Il nuoto aiuta a muoversi in armonia, senza sovraccaricare muscoli e articolazioni e a smaltire la tossine, raggiungendo un effetto simile a quello di un massaggio defaticante, ma con il vantaggio di far comunque lavorare l’apparato cardio-circolatorio.

La corsa invece diventa una scelta strategica nei giorni in cui gli impegni di lavoro e famiglia lasciano poco tempo a disposizione. Sappiamo bene che un’uscita in bici, se non ti fa stare in sella almeno 1h30 – 2h00, risulta avere un ridotto stimolo allenante, mentre con 45’ di corsa è possibile effettuare un valido richiamo sia in termini di forza che quanto a capacità aerobica."

Ci sono casi illustri di grandi campioni delle due ruote che hanno frequentato con successo la multidisciplina?

"Si. Ciclismo, duathlon e triathlon negli ultimi anni sembrano proprio viaggiare a braccetto. La prima volta che la parola triathlon è stata associata al ciclismo professionistico risale al 1989 quando a Parigi Greg Lemond vinse il Tour de France per soli 8” sul francese Laurent Fignon, grazie all’utilizzo di un manubrio da triathlon, inedito per l’epoca! Oggi i due sport non sono solo associati per affinità nell’utilizzo dei materiali, ma per una osmosi continua di campioni. Il triathleta più famoso (nonostante tutto) nel modo del ciclismo è senza dubbio Lance Armstrong, passato dalla triplice disciplina al mondo delle due ruote e poi nuovamente tornato alle origini. Hanno seguito il suo esempio partendo quindi dal triathlon e arrivando al ciclismo, atleti come Richie Porte (maglia rosa al Giro 2011), Karin Thurig (bronzo olimpico a cronometro 2004 e 2008), Edwige Pittel (campionessa di Francia 2007) e molti altri atleti specie di origine australiana. Dal ciclismo al triathlon abbiamo invece casi ancora più ecclatanti: i due azzurri Massimo Cigana (ex gregario di Pantani alla Mercatone uno) e Domenico Passuello (alla Quick Step con Paolo Bettini), il grande Laurent Jalabert, i tedeschi Udo Bolts e Kay Undermarch (ex Telecom ai tempi del Kaiser Jan Ulrich), il biker e campione americano Ned Overend e solo per citare i casi più famosi."

Quindi potremmo diventare ciclisti più forti se avessimo voglia di diversificare il nostro training?

"Certamente. Sostengo da sempre che l’apparato cardiovascolare e quindi il nostro motore di atleti, non sa riconoscere se a farlo lavorare è una bracciata in acqua nel nuoto o una falcata rapida di corsa nel podismo. Il cuore riconosce solo la quantità e la qualità del lavoro, mentre l’apparato locomotore può solo trarne dei vantaggi. Abbiamo già accennato al sovraccarico articolare e muscolare dell’organismo che viene sottoposto sempre allo stesso tipo di training. Questo si traduce a mio avviso nella necessità per qualsiasi sportivo di inserire nel proprio training delle sedute di allenamento alternativo che implichino la pratica di sport diversi da quello che abitualmente pratichiamo."

Come affrontare quindi a livello pratico l’allenamento?

"Questo è un discorso abbastanza lungo, affronteremo nel prossimo post nel quale vi darò delle indicazioni pratiche su come gestire il training di nuoto e corsa. Vi invito quindi a seguire il blog nelle prossime settimane per scoprire quanti vantaggi potrete trarre dal cimentarvi in sport che fino ad oggi non avete considerato."

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