La sicurezza sulle strade nel mondo delle due ruote

Il Tour de France è una grande occasione di riflessione su un tema molto caldo nel mondo del ciclismo, quello della sicurezza stradale. A parlarcene è Ivan Risti, plurititolato triatleta professionista italiano, bronzo ad IM Vichy lo scorso anno

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La sicurezza sulle strade è uno degli argomenti più sentiti nell’ultimo periodo nel mondo delle due ruote.

Diversi incidenti, la morte di Michele Scarponi, amatissimo da molti, grande atleta e persona; poi Nicky Hayden, un altro brutto colpo; e quasi in contemporanea la notizia della tedesca Julia Viellehner, investita e poi purtroppo deceduta nello stesso ospedale dove Nicky era ricoverato.

E questi sono solo alcuni casi di ciclisti investiti e che purtroppo hanno avuto la peggio. Ce ne sono altri, anche recenti e ancora con sviluppi non certi.

La mia riflessione è su tre punti. Tre categorie di persone.      

La prima è su noi ciclisti, o triathleti, o biker.

Siamo il lato più debole sulla strada (insieme ai pedoni). Siamo noi, in prima persona a doverci rendere più responsabili del modo di agire sulle strade. Siamo spesso troppo “arroganti” nell’affrontare incroci, semafori, rotonde, discese, strade strette ecc. Dobbiamo avere più rispetto di noi stessi, dei nostri compagni di allenamento, degli altri occupanti la strada.

Dobbiamo essere noi i primi a rispettare il codice e il mio consiglio è di pensare sempre che la precedenza l’hanno gli altri, sempre. Anche quando l’abbiamo noi, controllate più volte l’azione di chi incrociate, abbiate cura di guardare in viso chi guida un’auto o un camion, magari è distratto, magari non vi vede ecc. Ha torto. Marcio. Ma la brutta fine purtroppo spesso la facciamo noi che siamo in bici.

Usiamo una luce posteriore, sempre, anche in pieno giorno. Io ultimamente l’accendo sempre, non mi costa nulla (tranne qualche batteria in più) ma è un piccolo gesto che magari aiuta a vedermi meglio.

Siate più umili quando siete in gruppo, è un attimo, un errore, una svista e si crea l’incidente. 

Le gare si fanno in gara. Punto. I rischi prendeteli quando la strada è chiusa al traffico. Divertitevi sempre, ma ricordatevi che se fate cazzate, a volte si pagano pesantemente.

La seconda è su chi guida: automobili, moto, camion, pullman, furgoni.

Ei, siamo anche noi come voi! Cioè… non è che i ciclisti sono persone che vanno solo in bici. Sappiamo come funziona. Usiamo anche noi l’auto. Quindi non incazzatevi come se fossimo degli strani soggetti piombati da un altro mondo. E’ vero che a volte siamo poco rispettosi, vero. Ma vale la pena?

Siate per cortesia più attenti: meno telefoni, meno nervosismo, meno incazzature inutili. Più rispetto.

Non sapete chi sono le persone che incontrate per strada, non sapete perché sono lì, non sapete la loro storia, per cui non dite “andate a lavorare”, magari hanno già lavorato come dei matti e ora si godono due ore della loro passione; non dite “usate la ciclabile” quando la ciclabile non c’è o è fatta per le bici da passeggio (qui argomento infinito, rimando al punto3); non suonate prepotentemente come se la strada fosse solo vostra, non lo è, sappiatelo; e soprattutto ricordatevi che un conto è parlare e un contro è agire, per cui se l’azione è investire un ciclista, spesso succede che passerete brutti momenti. Brutti.

In fondo non dovete salvare il mondo dalla terza guerra mondiale, almeno non credo, al massimo ritardate un minuto all’appuntamento o a prendere il figlio a lezione di nuoto(ah, ma allora anche da voi si fa sport??), o non so dove. Ma se ci pensate bene non muore nessuno per il vostro ritardo di un minuto.

La terza è per chi amministra. Mi riferisco a sindaci, amministratore locali, dirigenti viabilità ecc.

Abbiate un po’ di accortezza. A volte si vedono opere architettoniche assurde per fare delle ciclabili. Per carità… ben venga l’idea di costruirle. Ma fateci un favore. Evitate sprechi assurdi costruendo barriere che poi riducono le ciclabili in un angolo spesso inaccessibile, con improvvisi stop o addirittura sbarramenti inaspettati.

Mi è capitato molte volte di entrare nella ciclabile protetta; una bella striscia di asfalto delimitata da sbarramenti rispetto alla corsia delle auto. Bello sereno pedalo, non c’è nessuno,  figata. Improvvisamente fine. Ciclabile sbarrata. Acrobazie per scavalcare il guard-rail e tornare in strada. Perché? Tutto ciò non fa altro che incentivare le persone a NON usarle.

Siate furbi. Spesso è sufficiente una riga colorata, rossa o gialla, ampia, uno spazio dove la segnaletica orizzontale e verticale sia molto presente e che delimitati un tratto riservato alle bici.

E dove la strada è stretta? Ma scusate, perché la strada deve essere pensata solo per i mezzi più grandi? Perché non fare una segnaletica orizzontale in cui siano contemplate anche le bici o i mezzi più piccoli? Non è obbligatorio fare un tratto della carreggiata riservato, ma può essere sufficiente segnalare il metro e mezzo da bordo strada con una riga tratteggiata, non è un segno utile?

In questo modo io automobilista, se trovo un ciclista davanti, so che devo sorpassare oltre quel segno; allo stesso modo, il ciclista che percorre la strada, sa che oltre quel segno è in torto, e se sta pedalando con i suoi compagni di allenamento e qualcuno oltrepassa quella riga,  forse si sta prendendo troppa libertà nel scegliere i suoi spazi.

Fate i bravi… E pedalate forte. Ma con prudenza

Ivan

 

Ivan Risti – Milano, 6 luglio 1980.

Triathleta dal 2002. E' stato campione italiano sprint 2007 e a squadre 2011. In nazionale dal 2005 al 2010, ha partecipato a gare internazionali ottenendo un podio in Coppa Europa e al mondiale universitario. Dal 2014 gareggia sulla distanza Ironman, terzo ad Ironman Vichy, Francia nel 2016. Gareggia per DDS Triathlon Team per cui collabora anche ad allenare e gestire la squadra age group. E’ laureato in Scienze Politiche. E’ sposato con Elena Casiraghi (Equipe Enervit) e vive a Milano.

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