La lunghezza delle pedivelle, un dettaglio che il ciclista non deve trascurare

Non sempre quello che dice la letteratura tecnica in materia di lunghezza delle pedivelle, corrisponde poi alle soluzioni pratiche che un atleta è bene che adotti. E' importante unire sempre scienza e 'feeling'

In questo primo intervento parleremo della lunghezza delle pedivelle, argomento di discussione molto in voga recentemente. Andremo brevemente a valutare ciò che dice la ricerca scientifica a riguardo e la nostra esperienza diretta con atleti di tutti i livelli, facendo particolare riferimento al triathlon.

Cerchiamo di dare un breve riassunto di ciò che si evince dalla lettura delle pubblicazioni scientifiche disponibili e trarne delle conclusioni pratiche.

Se prendiamo in considerazione le vecchie formule per la determinazioni della lunghezza della pedivella troviamo che fanno riferimento alle dimensioni corporee, proviamo a fare il ragionamento opposto.

Prendendo spunto da un articolo di Training Peaks facciamo un esempio l’altezza sella di Frodeno che è circa 860 mm, con pedivelle da 172,5, facciamo una proporzione ed adattiamola ad atlete all’altro estremo, ovvero molto più basse, come Mirinda Carfrae che ha un’altezza sella di 670mm e utilizza pedivelle da 165mm. Se seguissimo le proporzioni relative a Frodeno la Carfrae dovrebbe utilizzare pedivelle da 135mm. Se invece facciamo l’opposto Frodeno andrebbe in giro con pedivelle da 210mm. Anche prendendo da esempio una persona con altezza normale e pedivelle da 170mm (le più diffuse) e riportando il paragone su Frodeno e Carfrae le dimensioni risultati delle pedivelle sarebbero rispettivamente 195 e 150mm. Questo serve per capire che da qualsiasi punto di vista, se si calcola la lunghezza pedivelle da un punto di vista di proporzioni anatomiche le differenze tra gli atleti sono troppo grandi per trovare un metodo valido.

Ci sono diversi ricercatori che hanno cercato di fare luce su questo aspetto, ovvero quale sia la lunghezza della pedivella ottimale e soprattutto perché.

Uno dei principali studi in questo settore (Martin et. Al., 2001) ha rivelato come in un range di lunghezza di pedivella che va da 120 a 220mm, la differenza di potenza meccanica massima espressa fosse del solo 4%, oltretutto non significativa. Le differenze di potenza meccanica risultate significative sono state quelle ottenute paragonando 120 VS 145mm e 170 VS 220mm (p<0,05). L’obiettivo dello studio era valutare l’influenza su diversi parametri della lunghezza delle pedivelle. Inoltre sempre questo studio ha rilevato maggior angoli in flessione per anca e ginocchio.

 

Un’altra questione importante è stata sollevata da Mileva nel 2003 è il coinvolgimento muscolare e articolare. Ovvero il fatto che con una pedivella più lunga il piede (pedale) percorre una circonferenza più grande, che a parità di rpm significa maggior distanza percorsa nello stesso tempo, ovvero più velocità. E’ stato rilevato che un allungamento delle pedivelle da 155 a 195 mm (con uno step intermedio) ha portato ad un incremento dei valori angolari e di velocità angolare al ginocchio durante la flessione ed estensione (quindi il torque articolare). Inoltre è stata rilevato un aumentato tempo di attivazione (con maggiore intensità) del muscolo bicipite femorale ed aumentata intensità di attivazione di soleo e tibiale anteriore; quest’ultimo non ha subito modificazioni del tempo di attivazione così come il retto femorale mentre il soleo ha visto diminuire il tempo di attivazione, e tutti sappiamo che una volta scesi dalla bici si “corre con i femorali”.

Quest’anno abbiamo avuto diverse esperienze con atleti di tutti i livelli, dal professionista all’amatore e tutti hanno avuto sensazioni positive successivamente al cambio delle pedivelle, accorciandole ovviamente. Ricordandoci che nella piramide dell’evidenza scientifica la “sensazione” sta alla base di tutto, ovvero è quella con minor valenza.

Per inciso se andiamo a curiosare tra le bici dei pro nelle prime posizioni del recente IM South Africa troviamo Ben Hoffman 167,5mm, Nils Frommhold 175mm, McNamee 172,5, Van Lierde 175mm, Daniela Ryf 172,5mm. Questo a riprova del fatto che la scienza ci da delle indicazioni oggettive che possiamo seguire o meno a seconda delle nostre intuizioni e che non esiste una formula magica valida per tutti

Riassumendo, se uniamo scienza e feeling possiamo riassumere il tutto in poche righe, una pedivella più corta:

Riduce lo stress articolare e muscolare prevenendo infortuni e favorendo il mantenimento della performance
“aprendo” alcuni angoli permette di migliorare respirazione, alimentazione idratazione alleviando la pressione sui visceri o, viceversa, mantenendo gli stessi angoli consente di migliorare l’aerodinamica abbassando la parte anteriore della bici
Sempre grazie alla minor pressione sulla zona addominale consente una miglior perfusione degli arti inferiori, riducendo la compressione dell’arteria femorale
Facilita il mantenimento di una cadenza di pedalata leggermente più elevata, a parità di potenza e rapporto
Migliora la transizione bike-run, creando minor affaticamento muscolare

Non crea nessuna perdita di potenza significativa

In sostanza accorciare la pedivella (con i necessari accorgimenti) non crea nessuno svantaggio meccanico significativo ma apre le porte a diversi piccoli miglioramenti.



Riferimenti bibliografici: 

(1) Mileva K1, Turner D. Neuromuscular and biomechanical coupling in human cycling: adaptations to changes in crank length. Exp Brain Res. 2003 Oct;152(3):393-403. Epub 2003 Aug 1 

(2) Barratt PR, Korff T, Elmer SJ, Martin JC. Effect of crank length on joint-specific power during maximal cycling. Med Sci Sports Exerc. 2011 Sep;43(9):1689-97 

(3) Martin JC, Spirduso WW. Determinants of maximal cycling power: crank length, pedaling rate and pedal speed. Eur J Appl Physiol. 2001 May;84(5):413-8 

(4) Too, D., & Landwer, G. (2000, March). The effect of pedal crank arm length on joint angle and power production in upright cycle ergometry. Journal of Sports Sciences, 18(3), 153-161 

(5) Gonzalez, H., & Hull, M. L. (1989). Multivariable optimization of cycling biomechanics. Journal Of Biomechanics, 22(11-12), 1151-1161 

(6) Morris, D., & Londeree, B. (1997, October). The effects of bicycle crank arm length on oxygen consumption. Canadian Journal of Applied Physiology, 22(5), 429-438 

(7) Sprules, E. (2000). The biomechanical effects of crank arm length on cycling mechanics. SPORTDiscus database 

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