La cervicalgia del ciclista

I primi dolori negli allenamenti nel ciclismo arrivano in primavera e spesso proprio dalla colonna cervicale.

Con l’arrivo della bella stagione, il ciclista inizia a dedicarsi ad allenamenti più lunghi e con una maggiore frequenza settimanale. Mediamente si passa dal pedalare esclusivamente nel fine settimana, ad allenarsi tre o quattro volte a settimana, con un rapido e notevole incremento del kilometraggio. E’ in questo periodo che compaiono più frequentemente le cervicalgie. Da un punto di vista diagnostico, mi trovo spesso in questi casi ad analizzare referti radiografici pressochè normali, che immediatamente mi fanno pensare ad una sindrome da sovraccarico muscolare, più che ad una vera e propria patologia discale. La cervicalgie in medicina dello sport e nel ciclismo in particolare, sono infatti più spesso dovute più al coinvolgimento delle formazioni muscolari, tendinee e legamentose, piuttosto che ad un reale e serio conflitto disco-radicolare.

Le cervicalgie sono favorite principalmente da alcuni fattori quali: 

  • Scorretta preparazione atletica, con una mancata progressione nell’aumento del chilometraggio in allenamento. 
  • Errata posizione in bicicletta, deficit di mobilità del rachide, vizi posturali o inadeguatezza del mezzo stesso.
  • Predisposizione soggettiva allo sviluppo di sindromi fibromialgiche e reumatiche.
  • Le sindromi fibromialgiche sono le principali responsabili dei dolori a carico dei trapezi, del muscolo elevatore della scapola e della muscolatura paravertebrale cervicale. 

Il trigger point dolente, quando compresso, può poi irradiare il dolore anche a distanza. Il segnale doloroso irradiato al sistema nervoso centrale crea poi un circolo vizioso, spasmo-dolore-spasmo. In queste situazione non è impossibile riscontrare anche una tendinite dell’elevatore della scapola, all’inserzione al margine mediale della scapola stessa. 
Non è infrequente che tali disturbi insistano maggiormente a sinistra, proprio perché il ciclista, guidando al lato destro della carreggiata, tende a ruotare più di frequente il viso verso sinistra per controllare il traffico. 
Spesso la posizione troppo bassa del manubrio causa una esagerata estensione della colonna cervicale, ma anche un casco calzato troppo basso sulla fronte, obbliga ad estendere esageratamente la cervicale per vedere la strada, scatenando la sindrome dolorosa. Pedalare con braccia rigide, troppo estese o con le mani abbassate sul manubrio, così come montare copertoncini o tubolari troppo gonfi, sono situazioni che aiutano a trasmettere enormi vibrazioni alle spalle e alla cervicale dell’atleta. 

Cosa fare ?
La prima cosa da fare in presenza di cervicalgie è alzare l’attacco del manubrio anche solo di pochi mm, oppure usare una pipa più corta. Un rimedio molto semplice ma spesso utile è l’impiego di guanti ben imbottiti e  di un  nastro di qualità sul manubrio. Acquisire una buona tecnica di guida è anch’essa un’ottima soluzione. Chi ha una buona tecnica ciclistica riduce molto lo stress sugli arti superiori, le spalle e la cervicale. Un’adeguata flessione dei gomiti e il frequente cambio della posizione delle braccia, riduce altresì di molto la tensione muscolare. La prevenzione è poi, come sempre, la migliore delle soluzioni adottabili. I problemi legati alla mancanza di mobilità della colonna cervicale e delle spalle, devono trovare poi una soluzione nel miglioramento della mobilità articolare e nell’allungamento muscolare progressivo dei trapezi e dell’elevatore della scapola. 

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