ALLENAMENTO

L’interpretazione dei dati del ciclocomputer nel ciclismo (prima parte)

Come capire volumi, intensità, qualità, fare ritmo.

L’utilizzo e l’interpretazione anche ‘amatoriale’ dei dati nel ciclismo sono stati negli ultimi anni di molto agevolati grazie alla diffusione dell’elettronica di largo consumo.
Negli anni ’90 i primi device portatili che i ciclisti avevano con sé, fornivano dati essenziali per la navigazione e l’allenamento, ma che si limitavano a velocità, tempo, distanza e nei casi di maggiore sofisticazione, rilevavano la cadenza di pedalata. Questi parametri erano quelli che il ciclista teneva sott’occhio tanto in allenamento, quanto in gara. 
Ora, da coach professionale, quello che mi domando è se l’attuale grande disponibilità di dati, corrisponda effettivamente nella realtà ad un miglioramento del controllo individuale della performance. Quello che mi sento sempre di dire, comunque, è di usare pochi parametri pienamente consapevoli dei valori di riferimento scelti. Meglio conoscere poche cose che tante e confuse.

Cerchiamo quindi di capire insieme quali siano i dati che realmente è importante monitorare e saper interpretare se il nostro obiettivo è quello di una pratica sportiva più consapevole e contestualmente di un miglioramento della performance. 

Partiamo dai parametri più semplici:

Questione di volumi. 

Il volume di lavoro al quale ci sottoponiamo è il primo dato indispensabile da considerare. Qui i parametri da monitorare sono evidenti e oggettivi: la distanza e il tempo. Si tratta di dati che difficilmente posso essere interpretati separatamente. Va da sé che se pedalo per 30 km in un tempo inferiore a un’ora, il carico reale di lavoro cui il mio organismo sarà sottoposto, sarà ben diverso e nel caso di specie maggiore, che se coprissi la medesima distanza nel doppio del tempo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di prediligere sempre il tempo che ci informa sull’esposizione del nostro corpo a un determinato esercizio.

Intensità è sinonimo di qualità. 

La frequenza cardiaca (HR) ci consente di attribuire un valore quantificabile del carico interno dell’esercizio, quando ci interessa individuare l’intensità di sforzo cui ci sottoponiamo. Il macro range di frequenza cardiaca è variabile da soggetto a soggetto ed è di molto influenzabile da fattori estrinseci quali stanchezza, emotività, stress organico, livello di idratazione, temperatura ambientale. 

Facciamo ritmo

La frequenza di pedalata (RPM), rilevata anche dai device più basici, ci fornisce un’indicazione accurata della quantità di forza che applichiamo sul pedale. La RPM ci da indicazioni anche sulla velocità del gesto (la pedalata) e se ben impiegato ci insegna a mantenere una pedalata ritmica e maggiormente fluida.  Il dato numerico che ci viene fornito è il numero di giri al minuto compiuti dalla pedivella.

Fabio Vedana

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