Fame di controllo e controllo della fame

In tema di alimentazione, sappiamo riconoscere i segnali del nostro corpo?

Durante la pratica in studio è abbastanza frequente che mi si chieda di fornire un menu dettagliato con alimenti, ma soprattutto con dosi precise, elencati giorno per giorno, in particolare se si tratta di atleti, ma la richiesta è sempre più comune anche da parte di chi sportivo non è.

Purtroppo, anni di diete lette su riviste patinate, passate sottobanco dall’amica o diffuse su internet da coach cliccatissimi, hanno indotto molti a credere che sia necessario mangiare quantità fisse di cibo, stabilite in base al contenuto calorico.

Ad ognuno le proprie esigenze

Capiamoci: aspettarsi che un professionista della nutrizione spieghi l’influenza del cibo su salute e stato di forma e che aiuti ad orientare le proprie scelte alimentari in termini di qualità, modalità di preparazione dei cibi e ripartizione dei pasti è il minimo sindacale.

Questo però non significa che il vostro consulente (o a maggior ragione una tabella su un sito internet!) possa sostituire la vostra individualità con un elenco di alimenti e grammature decisi solo in base a una serie di “freddi” calcoli. Ciascuno di noi ha i propri gusti e ritmi; inoltre le esigenze energetiche e nutrizionali possono variare a seconda delle attività svolte, delle condizioni di salute e di diverse altre variabili.

Partendo da questo presupposto, è logico aspettarsi che il body-builder di 120 kg non solo debba mangiare quantità e proporzioni diverse rispetto, poniamo, alla fidanzata ciclista di 50 kg, ma che, a seconda che questi stiano preparando una competizione oppure siano in vacanza o ancora in recupero da un’influenza, essi debbano variare di conseguenza la propria alimentazione.

I centri della fame

Ciò nonostante, mi capita spesso di incontrare persone che, da quando iniziano una dieta, mangiano, per settimane, sempre le stesse cose e sempre nelle stesse quantità a prescindere dalle proprie condizioni, perché così è prescritto dal menu dato dal consulente.

Un approccio del genere risponde alla pressante richiesta di utenti confusi e bisognosi di essere indirizzati in modo chiaro (“Mi dica cosa devo fare, dottore!”), ma rischia di non tenere conto di uno strumento messo a disposizione - gratuitamente! - dal nostro organismo, ossia il nostro appetito. I centri della fame, “accesi” o “spenti” a livello del nostro sistema nervoso centrale, rispondono a ben determinati segnali e ci dicono quando è opportuno ricaricare le batterie e quando invece siamo già “full charge”.

Saper riconoscere i segnali del proprio corpo

É necessario quindi distinguere tra segnali “veritieri” e “fraudolenti”; questi ultimi, infatti, fanno credere al nostro ipotalamo, il regolatore principale del nostro metabolismo, che abbiamo bisogno di mangiare ancora nonostante abbiamo già fatto il pieno di energia…o viceversa! E così entriamo in una spirale in cui non capiamo più perché, per esempio, non riusciamo a fare colazione appena svegli, mentre invece ci mangeremmo un vassoio intero di paste a metà mattina, o dopo cena.

Alimentazione di segnale

L’alimentazione di segnale insegna proprio questo, guidando così verso una rinnovata confidenza con l’unico, vero ed affidabile indicatore delle nostre esigenze nutrizionali: il senso di fame. Un primo passo è certamente l’eliminazione di tutti i cibi spazzatura e i cosiddetti “endocrine disruptors”: zuccheri e farine raffinate, conservanti, emulsionanti e altri additivi, che alterano gusto e consistenza dei cibi e di conseguenza confondono l’equilibrio fame/sazietà. Dopodiché, bisogna rivolgere la propria attenzione alla composizione dei pasti e alla loro ripartizione nel corso della giornata. Ma di questo parleremo la prossima volta.

Per il momento, vi lascio con una riflessione: sarebbe il caso di iniziare ad ascoltare chi ci conosce davvero: noi stessi.

To be continued...

Individualistici saluti dalla vostra consulente nutrizionale
Tatiana Gaudimonte

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